{"id":175858,"date":"2023-11-08T11:08:03","date_gmt":"2023-11-08T10:08:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2023\/11\/08\/commercio-deglobalizzato-dopo-il-covid-3-000-dazi-e-sanzioni\/"},"modified":"2023-11-10T18:45:50","modified_gmt":"2023-11-10T17:45:50","slug":"commercio-deglobalizzato-dopo-il-covid-3-000-dazi-e-sanzioni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2023\/11\/08\/commercio-deglobalizzato-dopo-il-covid-3-000-dazi-e-sanzioni\/","title":{"rendered":"Commercio \u201cdeglobalizzato\u201d, dopo il Covid 3.000 dazi e sanzioni"},"content":{"rendered":"<div>ROMA (ITALPRESS) &#8211; La deglobalizzazione del commercio \u00e8 cominciata con la crisi finanziaria del 2008 ma la pandemia ha dato un&#8217;accelerazione significativa: le misure protezionistiche in vigore nel mondo sono salite a circa 3.000, tra dazi, sanzioni e quote di esportazione con un incremento del 714% dal 2008 al 2022. Se ne \u00e8 parlato a Milano in occasione del Forum del commercio internazionale organizzato da ARcom Formazione con la partecipazione di aziende e rappresentanti delle istituzioni nazionali ed europee. Il ritorno al protezionismo commerciale riguarda anche l&#8217;Unione Europea, con 350 differenti obblighi normativi da rispettare in fase di import e di export, e rappresenta un fattore di notevole complessit\u00e0 per tutti gli operatori che operano nel commercio internazionale. &#8220;Queste difficolt\u00e0 &#8211; Sara Armella, direttore scientifico di ARcom Formazione e tra i maggiori esperti europei in materia doganale &#8211; dovrebbero essere vissute come un&#8217;autentica urgenza dalle imprese italiane ma solo 1 impresa su 2 prevede procedure interne di prevenzione dei rischi doganali e di aggiornamento circa divieti, limitazioni, contingenti previsti per l&#8217;import e per l&#8217;export&#8221;.<br \/>Il Forum ha &#8220;certificato&#8221; il tramonto del sistema multilaterale fondato sui principi liberisti dell&#8217;Organizzazione mondiale del commercio (WTO) che si era consolidato negli anni &#8217;90. Durante l&#8217;emergenza pandemica le catene di approvvigionamento si sono interrotte, inducendo molti Paesi ad avviare politiche di riduzione della dipendenza strategica dall&#8217;estero, con effetti significativi su investimenti e scambi mondiali. Una tendenza che si \u00e8 rafforzata anche a causa del disaccoppiamento tra l&#8217;economia statunitense e quella cinese, fino al conflitto russo-ucraino e a quello recente in Medio Oriente.<br \/>&#8220;L&#8217;Italia &#8211; continua l&#8217;avvocato Armella &#8211; \u00e8 il sesto Paese al mondo per volumi di esportazioni e ottavo nella classifica mondiale dei Paesi importatori. Un&#8217;impresa italiana che vende in tutto il mondo deve essere a conoscenza delle barriere come delle opportunit\u00e0 presenti alle dogane di destinazione, altrimenti si corre il rischio che i suoi prodotti vengano respinti o restino bloccati in porti e hangar fino magari a deteriorarsi. Va benissimo parlare di Made in Italy e di export ma tutti i ragionamenti devono essere agganciati alla realt\u00e0 concreta di queste merci che si muovono in giro per il globo terracqueo. In Italia operano 120.319 imprese esportatrici e 99.995 imprese importatrici ma mancano le figure professionali capaci di districarsi tra divieti di importazione, dazi doganali, accordi di libero scambio e altre questioni doganali che possano migliorare l&#8217;export italiano, il cui valore nel 2022 ha superato i 625 miliardi di euro. Soltanto l&#8217;11% delle aziende ha un responsabile delle questioni doganali aziendali, mentre il 9% sta formando questa figura&#8221;.<br \/>I nuovi scenari geopolitici, la lotta ai cambiamenti climatici, la tutela del mercato interno sono alla base delle norme di salvaguardia commerciale adottate anche a livello europeo. Attualmente &#8211; \u00e8 stato detto l&#8217;evento organizzato da Arcom Formazione &#8211; sono in vigore circa 350 provvedimenti in materia, di cui 177 misure definitive di difesa commerciale, 117 antidumping definitive, 21 antisovvenzioni e una misura di salvaguardia, con un incremento di 14 misure rispetto al 2021. In un anno l&#8217;Unione europea ha sottoposto a controllo 38.500 domande di esportazione per beni dual use (per uso civile e militare), per un valore di 45,5 miliardi di euro, mentre sono state vietate 560 operazioni di export, per un valore totale di 7 miliardi di euro. Sono in costante aumento anche i divieti: dall&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina, l&#8217;Unione europea ha adottato undici diversi pacchetti di sanzioni che vietano l&#8217;importazione e l&#8217;esportazione di numerosi prodotti.<br \/>Le catene di fornitura internazionale devono fare i conti anche con un crescente intervento dei Governi nella regolamentazione dei flussi di prodotti esteri, motivata da valori etici quali la sostenibilit\u00e0 ambientale, la tutela dei lavoratori, i conflict minerals, ecc. L&#8217;Unione europea ha da poco approvato una serie di divieti e nuovi dazi, come il CBAM, la plastic tax, le norme sulla deforestazione, regolamenti di cui per\u00f2 2 imprese italiane su 10 non sono a conoscenza, come emerge dalla ricerca condotta da ARcom Formazione con AstraRicerche. <br \/>&#8220;Le radicali trasformazioni in atto nello scenario del commercio mondiale &#8211; conclude l&#8217;avvocato Sara Armella &#8211; impattano in maniera pesante sulle aziende italiane che operano oltre confine e di questo non si occupano i media ma neanche le stesse strategie aziendali. Eppure, se l&#8217;Italia esporta di pi\u00f9 e meglio l&#8217;economia si rafforza e ne beneficiamo tutti. Perci\u00f2 \u00e8 imprescindibile a questo punto un cambio di passo puntando sulla formazione. Invece la maggioranza delle imprese (50,6%) non segue programmi adeguati di aggiornamento sul commercio con l&#8217;estero: soltanto il 24% delle aziende prevede una formazione con cadenza annuale. In un mondo frammentato il reshoring (rientro delle produzioni in Italia), le politiche fiscali e tariffarie e le zone di libero commercio saranno fattori decisivi per l&#8217;evoluzione degli scambi. Occorrer\u00e0 identificare i nuovi costi e modificare, di conseguenza, la propria strategia nella catena dei fornitori tenendo conto di valutazioni di natura geo-politica e non pi\u00f9 puramente di natura economica&#8221;.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>&#8211; Foto ARcom Formazione &#8211;<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n<p>(ITALPRESS).<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>ROMA (ITALPRESS) &#8211; La deglobalizzazione del commercio \u00e8 cominciata con la crisi finanziaria del 2008 ma la pandemia ha dato un&#8217;accelerazione significativa: le misure protezionistiche in vigore nel mondo sono salite a circa 3.000, tra dazi, sanzioni e quote di esportazione con un incremento del 714% dal 2008 al 2022. 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