{"id":163972,"date":"2023-07-24T13:07:54","date_gmt":"2023-07-24T11:07:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2023\/07\/24\/bicocca-disturbi-meno-frequenti-in-maggioranza-casi-di-covid-risolti\/"},"modified":"2023-07-24T13:07:54","modified_gmt":"2023-07-24T11:07:54","slug":"bicocca-disturbi-meno-frequenti-in-maggioranza-casi-di-covid-risolti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2023\/07\/24\/bicocca-disturbi-meno-frequenti-in-maggioranza-casi-di-covid-risolti\/","title":{"rendered":"Bicocca \u201cDisturbi meno frequenti in maggioranza casi di Covid risolti\u201d"},"content":{"rendered":"<div>MILANO (ITALPRESS) &#8211; Disturbi neurologici meno frequenti e nella maggioranza dei casi, risolti, spesso anche in tempi brevi, nelle ondate pandemiche successive alla prima. Questi gli esiti dello studio Neuro-Covid Italy, promosso dalla Societ\u00e0 Italiana di Neurologia, recentemente pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Neurology, giornale ufficiale della American Academy of Neurology. I disturbi neurologici associati all&#8217;infezione da Covid-19, chiamati collettivamente con il termine &#8220;neuro-Covid&#8221;, sono tra gli aspetti pi\u00f9 allarmanti, controversi e meno compresi della recente pandemia. Si tratta di sintomi e malattie diverse &#8211; dall&#8217;encefalopatia acuta (ovvero un grave stato confusionale, con disorientamento e allucinazioni) fino all&#8217;ictus ischemico, l&#8217;emorragia cerebrale, le difficolt\u00e0 di concentrazione e memoria, la cefalea cronica, la riduzione dell&#8217;olfatto e del gusto, alcune forme di epilessia e di infiammazione dei nervi periferici. Il progetto Neuro-Covid Italy ha coinvolto 38 unit\u00e0 operative di Neurologia in Italia e nella Repubblica di San Marino ed \u00e8 stato coordinato dal Prof. Carlo Ferrarese, direttore della Clinica Neurologica dell&#8217;Universit\u00e0 di Milano-Bicocca presso la Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza. Lo studio, ideato dai ricercatori dell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Milano (Vincenzo Silani e Alberto Priori, rispettivamente direttore del Dipartimento di Neuroscienze di Auxologico IRCCS e direttore della Clinica Neurologica III, Polo Universitario San Paolo) e di Milano-Bicocca (professor Carlo Ferrarese), \u00e8 stato presentato al Comitato Etico di Auxologico Irccs a Milano il 26 Marzo 2020, ed \u00e8 durato per un periodo di 70 settimane, da Marzo 2020 fino a Giugno 2021, con un successivo follow-up fino a Dicembre 2021. Su quasi 53.000 pazienti ospedalizzati per Covid-19, circa 2000 pazienti erano affetti da disturbi neuro-Covid e sono stati seguiti per almeno 6 mesi dopo la diagnosi, per analizzare l&#8217;evoluzione dei disturbi. &#8220;Lo studio Neuro-Covid Italy \u00e8 stato un grande lavoro di squadra, svolto con impegno e dedizione da 160 neurologi impegnati in prima linea durante il periodo pi\u00f9 duro della pandemia &#8211; afferma Carlo Ferrarese, coordinatore dello studio. Lo studio \u00e8 stato promosso dalla Societ\u00e0 Italiana di Neurologia, che fin dall&#8217;inizio ha supportato tutte le attivit\u00e0 di ricerca&#8221;. Il dottor Simone Beretta, neurologo presso la Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza e primo autore dello studio sottolinea l&#8217;importanza dei risultati ottenuti: \u00abUn primo dato importante \u00e8 che i disturbi neuro-Covid sono diventati gradualmente meno frequenti ad ogni successiva ondata pandemica, passando da circa l&#8217;8% della prima ondata a circa il 3% della terza ondata. Questo indipendentemente dalla severit\u00e0 respiratoria del virus e prima dell&#8217;arrivo dei vaccini. La ragione pi\u00f9 probabile di questa riduzione sembra quindi legata alle varianti stesse del virus, che passando da quella originale di Wuhan fino a Delta hanno reso il virus meno pericoloso per il sistema nervoso. Con la variante Omicron e l&#8217;uso dei vaccini, la situazione \u00e8 andata ulteriormente migliorando e i disturbi neuro-Covid sono ora diventati molto rari&#8221;. Un secondo dato, riguarda il recupero neurologico nei mesi successivi all&#8217;infezione, come spiega il professore Carlo Ferrarese: &#8220;In oltre il 60% dei pazienti c&#8217;\u00e8 stato una risoluzione completa dei sintomi neurologici oppure la persistenza di sintomi lievi, che non impediscono le attivit\u00e0 della vita quotidiana. Questa percentuale arriva a oltre il 70% per i pazienti in et\u00e0 lavorativa, tra i 18 e i 64 anni&#8221;. &#8220;Non bisogna per\u00f2 dimenticare che &#8211; prosegue Ferrarese &#8211; in circa il 30% dei pazienti, i sintomi neurologici sono durati oltre i 6 mesi dall&#8217;infezione. Questo \u00e8 vero soprattutto per quanto riguarda i pazienti con ictus associato all&#8217;infezione da Covid, che nelle prime ondate sono stati gravati anche da una elevata mortalit\u00e0 intraospedaliera. Ma anche per i disturbi cognitivi, della concentrazione e della memoria, la risoluzione dei sintomi \u00e8 stata molto pi\u00f9 lenta rispetto ad altre condizioni neurologiche, tanto da rientrare in quella che \u00e8 stata chiamata sindrome long-Covid. Questa nuova sindrome \u00e8 attualmente seguita in molti centri neurologici coinvolti nello studio&#8221;. Il professor Alberto Priori, direttore della Scuola di Specializzazione in Neurologia e della Clinica Neurologica dell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Milano presso il Polo Universitario San Paolo alla Asst Santi paolo e Carlo di Milano, che con i suoi collaboratori ha descritto per primo i disturbi cognitivi associati al Covid, rileva inoltre che &#8220;se, quando e quanto l&#8217;infezione da Sars-Cov-2 potr\u00e0 determinare un incremento del rischio di patologie neurologiche ad essa correlate a distanza di anni rimane ovviamente da essere studiato. Visti i dati della pandemia appena finita, i numeri potrebbero ipoteticamente essere importanti. Ci\u00f2 implica che i sistemi sanitari europei oltre che le societ\u00e0 scientifiche dovranno monitorare attentamente il quadro neuro-epidemiologico e dedicare sin da ora risorse specifiche a tale osservazione nel tempo&#8221;. &#8220;Lo studio Neuro-Covid Italy ci rende orgogliosi &#8211; conclude Vincenzo Silani &#8211; per avere intuito precocemente il coinvolgimento del sistema nervoso nella pandemia legata al Covid ed avere cos\u00ec determinato la raccolta dei dati nella penisola tracciando una prima valutazione dell&#8217;impatto neurologico in acuto e nel lungo termine della pandemia&#8221;.(ITALPRESS).<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>Foto: Ufficio Stampa Universit\u00e0 Milano Bicocca<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MILANO (ITALPRESS) &#8211; Disturbi neurologici meno frequenti e nella maggioranza dei casi, risolti, spesso anche in tempi brevi, nelle ondate pandemiche successive alla prima. 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