{"id":127205,"date":"2022-10-25T16:07:56","date_gmt":"2022-10-25T14:07:56","guid":{"rendered":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2022\/10\/25\/il-mondo-post-globale-in-uno-studio-centro-einaudi-intesa-sanpaolo\/"},"modified":"2022-10-25T16:07:56","modified_gmt":"2022-10-25T14:07:56","slug":"il-mondo-post-globale-in-uno-studio-centro-einaudi-intesa-sanpaolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2022\/10\/25\/il-mondo-post-globale-in-uno-studio-centro-einaudi-intesa-sanpaolo\/","title":{"rendered":"\u201cIl mondo post globale\u201d in uno studio Centro Einaudi-Intesa Sanpaolo"},"content":{"rendered":"<div>MILANO (ITALPRESS) &#8211; La sorprendente, contemporanea comparsa di svariate crisi globali, diversissime tra loro, ha reso cruciali i tempi che stiamo vivendo. Quella pi\u00f9 immediatamente percepita dai normali cittadini \u00e8 certamente la pandemia da COVID-19, che ha fatto molto di pi\u00f9 che provocare milioni di morti: si \u00e8 anche rivelata, purtroppo, un efficacissimo catalizzatore dell&#8217;inceppamento di un&#8217;economia globale gi\u00e0 insicura, ulteriore elemento di divario tra (pochi) ricchi e un numero di poveri o quasi poveri in forte aumento, tra giovani senza lavoro a tempo indeterminato e privi di un \u00abpiano di vita\u00bb e anziani con pensioni basse anche se relativamente sicure. E&#8217; quanto emerge da &#8220;Il Mondo Post Globale&#8221;, una ricerca a cura di Mario Deaglio con i contributi di Giovanni B. Andornino, Giorgio Arfaras, Angela De Martiis, Giuseppina De Santis, Gabriele Guggiola, Paolo<br \/>Migliavacca, Giuseppe Russo, Giorgio Vernoni. Un lavoro frutto della collaborazione fra il Centro di Ricerca e Documentazione &#8220;Luigi Einaudi&#8221; e Intesa Sanpaolo.<br \/>La pandemia \u00e8 comparsa all&#8217;improvviso; da tempo, per\u00f2, siamo alle prese con una crisi ambientale di ben pi\u00f9 lunga durata, nell&#8217;ultimo anno acuita da una estrema siccit\u00e0 e che ha a che fare, tra l&#8217;altro, con l&#8217;uso delle risorse energetiche. Basti considerare che, se il \u00absistema Internet\u00bb fosse una nazione, sarebbe all&#8217;incirca al quarto posto nel mondo per consumo di elettricit\u00e0 (dopo Cina, Stati Uniti, India e prima del Giappone) &#8211; anche grazie alla comparsa delle criptomonete &#8211; con il 7 per cento del consumo mondiale di energia elettrica secondo le ricerche di Greenpeace: il data mining, ovvero l&#8217;\u00abestrazione\u00bb di risultati da enormi banche dati, si avvia a consumare, entro pochi anni, tanta energia quanta l&#8217;estrazione di minerali e metalli.<br \/>Come se queste due profonde trasformazioni non bastassero, di altre due dobbiamo assolutamente tener conto.<br \/>Crisi pandemica e crisi energetica hanno accelerato la terza trasformazione di cui si tratta in questo studio &#8211; rapida con gli occhi della storia, ma sufficientemente lenta se considerata con quelli della politica &#8211; che riguarda il modo di lavorare. La pandemia ha accelerato la tendenza, gi\u00e0 in atto, al lavoro \u00abda remoto\u00bb, provocando, tra l&#8217;altro, la caduta della domanda di superfici per uffici e l&#8217;aumento della domanda di abitazioni pi\u00f9 vaste, in grado, appunto, di includere spazi per il lavoro a distanza. Ma anche la riduzione della distinzione tra lavoro e tempo \u00ablibero\u00bb, tra lavoro e \u00abvacanza\u00bb. Congiunto al mutamento economico-sociale, sta delineandosi un cambiamento finanziario di vastissima portata: si modificano i modi di raccogliere il risparmio e le risorse finanziarie in genere, gli obiettivi di risparmiatori sempre pi\u00f9 anziani e anche, sotto la spinta di Internet, le modalit\u00e0 delle transazioni.<br \/>La quarta trasformazione riguarda l&#8217;ordine geopolitico del pianeta, alla luce della guerra d&#8217;Ucraina, ma non solo. Questa guerra, infatti, non rappresenta altro che l&#8217;aspetto pi\u00f9 drammatico e pi\u00f9 acuto del venir meno delle basi dell&#8217;ordine mondiale emerso con la fine della Seconda Guerra Mondiale e con la Grande Recessione del 2008-2009. Pi\u00f9 tensioni e conflitti quindi, e meno commerci, quasi certamente minore sviluppo, con le relazioni economiche che da globali paiono restringersi in ambiti pi\u00f9 angusti, regionali nei migliori dei casi e con crescenti tentazioni autarchiche. Sar\u00e0 davvero cos\u00ec? Un fattore decisivo \u00e8 legato al rapporto sino-russo.<br \/>Nel 1990, alla fine della Guerra Fredda, Mosca e Pechino generavano rispettivamente il 3,4 e il 2 per cento del PIL mondiale; nel 2021 la loro quota sfiorava il 20 per cento, di cui il 18 per cento cinese. Se, per scelta ragionata o per costrizione prodotta dalle sanzioni politico-economiche occidentali, la Russia approfondisse il \u00abpartenariato strategico\u00bb con la Cina, finirebbe per diventare il \u00absocio di minoranza\u00bb dell&#8217;alleanza. Ma il blocco dei Paesi occidentali rischierebbe per contro di scendere sotto il 50 per cento del PIL mondiale.<br \/>Tutte e quattro le crisi influenzano un&#8217;economia mondiale che sta perdendo rapidamente i suoi caratteri di globalit\u00e0 e riducendo altrettanto rapidamente le proprie capacit\u00e0 di crescita, tanto da indurci a intitolare questa ricerca Il mondo postglobale.<br \/>Le criticit\u00e0 politiche ed economico-industriali che stanno emergendo dal conflitto ucraino, accanto alla ricomparsa di dinamiche inflattive, che le economie mature non sperimentavano da decenni, non possono non influire &#8211; tra l&#8217;altro &#8211; sugli obiettivi fissati dalla Recovery and Resilience Facility delineata dalla Commissione europea e di cui l&#8217;Italia \u00e8 la principale beneficiaria.<br \/>Anche perch\u00e8 la nuova inflazione &#8211; un mix di problemi tecnici legati al sempre peggiore funzionamento di molte catene globali del valore, da quelle alimentari fino ai microchip &#8211; \u00e8 profondamente diversa dai fenomeni inflazionistici del secolo scorso. Contro di essa le &#8220;cure tradizionali&#8221;, di carattere fiscale e monetario, si sono rivelate poco efficaci.<br \/>L&#8217;Unione Europa, con la BCE, sta promuovendo contro la spinta inflattiva risposte di tipo nuovo, piuttosto diverse rispetto a quelle della Fed americana. I &#8220;meccanismi&#8221; economici di Bruxelles sono considerati normalmente lenti e complicati, tuttavia da un punto di vista storico l&#8217;Europa mostra una crescita istituzionale assai rapida se paragonata a quella degli Stati Uniti. Lo conferma il caso della BCE, la Banca Centrale Europea istituita nel 1998, cio\u00e8 quarant&#8217;anni dopo l&#8217;entrata in vigore del Trattato di Roma: la Fed, sua equivalente, vide la luce a Washington alla fine del 1913, ossia ben 137 anni dopo la Dichiarazione di Indipendenza del 1776 e senza contare che, nel caso europeo, non c&#8217;\u00e8 stata alcuna guerra civile di mezzo.<br \/>Gli avvenimenti recenti, per\u00f2, hanno purtroppo messo a nudo la vulnerabilit\u00e0 energetica del Vecchio Continente e, di concerto, la difficolt\u00e0 a realizzare gli \u00abobiettivi verdi\u00bb, pur culturalmente molto appetibili. E poich\u00e8 il mondo non aspetta, l&#8217;Europa dovr\u00e0 in tempi brevi occuparsi a fianco di queste tematiche anche di coordinamento sanitario, di supporto alla disoccupazione e ai giovani, di forze armate. E della revisione dei Trattati.<br \/>In tale quadro si inserisce un&#8217;analisi dettagliata dell&#8217;Italia; una economia che esprime ambiti d&#8217;eccellenza ma resta gravata &#8211; ad esempio &#8211; dalla presenza di troppe micro-imprese, perch\u00e8 i meccanismi regolatori le hanno incentivate a rimanere piccole: il 92 per cento dei dipendenti privati \u00e8 occupato in aziende con meno di 50 milioni di fatturato. E si avanzano diverse proposte: una riforma fiscale che renda conveniente lavorare e investire, una revisione della disciplina fiscale sulle fusioni che incoraggi le piccole imprese a crescere, l&#8217;introduzione del quoziente famigliare nella tassazione diretta e l&#8217;introduzione sperimentale della settimana lavorativa di quattro giorni, integrata da attivit\u00e0 di formazione a distanza. L&#8217;export resta, per l&#8217;Italia, un driver essenziale, ma il triangolo industriale ha incominciato a segnare il passo. Se la dinamica delle esportazioni del Nord-Ovest industriale fosse stata la stessa della media di Nord-Est e Italia centrale, l&#8217;impulso al PIL italiano sarebbe stato di 6 punti aggiuntivi per ogni decennio; per conseguenza, la distanza media fra la dinamica del PIL europeo e quella del PIL italiano sarebbe stata pari a meno della met\u00e0 di quella che si \u00e8 avuta nei fatti. <br \/>Per l&#8217;Italia e per il resto del mondo, \u00e8 legittimo domandarsi se ci troviamo di fronte a un cambiamento senza precedenti oppure se qualcosa del genere possa essere gi\u00e0 successo nella storia. E per sbirciare il futuro studiando il passato, occorrono pensieri nuovi, nuove analisi e sguardo lungo.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n<p>&#8211; foto Intesa Sanpaolo &#8211;<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n<p>(ITALPRESS).<\/p><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MILANO (ITALPRESS) &#8211; La sorprendente, contemporanea comparsa di svariate crisi globali, diversissime tra loro, ha reso cruciali i tempi che stiamo vivendo. 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