{"id":105630,"date":"2022-04-26T08:54:00","date_gmt":"2022-04-26T06:54:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/?p=105630"},"modified":"2022-04-26T08:54:02","modified_gmt":"2022-04-26T06:54:02","slug":"medioevo-a-fumetti-il-mito-di-dina-e-clarenza-riletto-da-vento-di-liberta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/2022\/04\/26\/medioevo-a-fumetti-il-mito-di-dina-e-clarenza-riletto-da-vento-di-liberta\/","title":{"rendered":"Medioevo a fumetti: il mito di Dina e Clarenza riletto da &#8220;Vento di Libert\u00e0&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p>Un mito d\u2019origine medievale, quello di Dina e Clarenza, le eroine del Vespro, parte integrante dell\u2019immaginario collettivo e della tradizione popolare peloritana e siciliana, cui Lelio Bonaccorso (classe 1982), noto fumettista messinese dal curriculum internazionale, riesce a dare voce splendidamente, con il suo <em>Vento di Libert\u00e0 <\/em>(edizioni Tunu\u00e8, 2022), fondendo alla narrazione di un preciso contesto storico, quello della citt\u00e0 dello Stretto e del Regno di Sicilia della seconda met\u00e0 del XIII secolo, con personaggi, dialoghi, vignette, disegni, eventi romanzati, frutto di inventiva, momenti carichi di pathos, tensione emotiva, spirito di riscatto.<div id=\"div-gpt-ad-Messinaoggi.it-DSK-300x250-corpoart\" style=\"text-align:center;margin:0 auto;\"><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>Ed \u00e8 infatti la sollevazione di Messina e la sua successiva vittoriosa resistenza all\u2019assedio angioino (Luglio &#8211; Agosto 1282), fondamentale nel contesto della rivolta dei Vespri (o del \u201cVespro\u201d) Siciliani, scoppiati a Palermo il luned\u00ec di Pasqua 30 marzo 1282, contro Carlo I d\u2019Angi\u00f2, il nucleo centrale dell\u2019opera di Bonaccorso, all\u2019interno del quale si muovono le nostre protagoniste, le due eroine, Dina e Clarenza.<div id=\"videoincontent\" style=\"clear:both\";><\/div><\/p>\n\n\n\n<p>Non son mancate, sin dalla pubblicazione, recensioni positive all\u2019opera di Bonaccorso; pertanto, obiettivo del sottoscritto &#8211; da medievista e studioso di medievalismi e storia della Sicilia &#8211; sar\u00e0 quello di evidenziare i riferimenti storici della <em>graphic novel<\/em>, mettendo in luce gli aspetti pi\u00f9 interessanti inerenti la resistenza di Messina e il suo ruolo fondamentale nel contesto del Vespro siciliano, con un riferimento \u201caperto\u201d al mito popolare di Dina e Clarenza. Il mito, infatti, accresce la portata simbolica del Vespro e il suo essere manifestazione esemplare di valori condivisi, libert\u00e0, sentimento identitario, indipendenza e spirito di riscatto di Messina e della Sicilia tutta, calpestata dal governo oppressivo (specie in termini politici e fiscali) di Carlo d\u2019Angi\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p>Dina \u00e8 immaginata e ritratta da Bonaccorso come una giovane donna, sensibile ma coraggiosa, legata alla famiglia e, ancor pi\u00f9 visceralmente, alla sua terra d\u2019origine, innamorata, sin da giovane et\u00e0, del coetaneo Jacques, francese, figlio del Vicario di Sicilia al servizio del sovrano d\u2019Angi\u00f2 (Eriberto d\u2019Orleans), mentre Clarenza viene rappresentata come una popolana dal carattere forte, carismatica, battagliera e decisa nelle sue posizioni e scelte.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo la tradizione furono, infatti, proprio Dina e Clarenza a sventare l\u2019assalto italo-francese pi\u00f9 imponente di Carlo d\u2019Angi\u00f2, quello dell\u20198 agosto 1282: avendo scorto per prime le truppe angioine, le due eroine avrebbero reagito, Dina scagliando sassi e dardi sui nemici, Clarenza suonato le campane di allarme della citt\u00e0 per avvisare la popolazione messinese dell\u2019arrivo imminente del nemico, dando cos\u00ec il tempo agli assedianti di prepararsi per la resistenza: un contributo fondamentale alla difesa della citt\u00e0 e alla vittoriosa resistenza.<\/p>\n\n\n\n<p>La<em> graphic novel <\/em>ha il merito di presentare, in modo originale e creativo, fatti storici realmente accaduti e, in particolare, mettere in risalto l\u2019importante ruolo svolto da Messina e, non ultimo, il suo ruolo nello scacchiere siciliano e mediterraneo del XIII secolo: la <em>Clavis Siciliae<\/em>, fondamentale per la sua posizione strategica, di dominio e passaggio sullo Stretto, \u00e8 una citt\u00e0 portuale fiorente, animata da una vivace vita economica e commerciale, essenziale per i transiti navali da e verso il Medio Oriente, per il carico e scarico merci, l\u2019attracco di imbarcazioni anche di notevoli dimensioni, dettagli che emergono da alcune delle vignette dell\u2019opera, specie quelle dedicate alla difesa militare o all\u2019arrivo della flotta di re Carlo.<\/p>\n\n\n\n<p>La resistenza viene organizzata da Alaimo da Lentini, nobile messinese d\u2019origine normanna, in seguito nominato <em>stratigoto<\/em> della citt\u00e0, schierato dalla parte dei rivoltosi, che Bonaccorso delinea come un condottiero dal portamento signorile che non manca, per\u00f2, di supportare, in prima linea, la popolazione e l\u2019esercito messinese.<\/p>\n\n\n\n<p>La rivolta dei Vespri, che aveva coinvolto tutta la Sicilia compresa Messina, scoppiava a causa delle scelte politiche e del cattivo governo di Carlo d\u2019Angi\u00f2, il quale, forte del supporto dei papi (tutti e tre francesi) Urbano IV, Clemente IV e, successivamente, di Martino IV (che l\u2019angioino aveva contribuito a far eleggere sul soglio pontificio), aveva vessato l\u2019isola, per finanziare le sue campagne militari, spostato la capitale del <em>Regnum <\/em>da Palermo a Napoli, abrogato, de facto, le funzioni del Parlamento regio e colpito i privilegi delle principali citt\u00e0 isolane, tra le quali Messina.<\/p>\n\n\n\n<p>Carlo era, insomma, l\u2019artefice di quella proverbiale \u201cmala signoria\u201d descritta da Dante Alighieri nel canto VII del Paradiso, contro la quale tutti i siciliani, seppur con modalit\u00e0 e tempi diversi, si ribellarono per un ritorno alla precedente dinastia (nella persona di Costanza II di Svevia) e un ripristino di diritti, prerogative e istituzioni cancellate da un sovrano considerato tirannico e illegittimo.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"717\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/a-717x1024.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-105631\" srcset=\"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/a-717x1024.png 717w, https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/a-210x300.png 210w, https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/a-768x1097.png 768w, https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/a-1076x1536.png 1076w, https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/a.png 1140w\" sizes=\"(max-width: 717px) 100vw, 717px\" \/><figcaption>La resistenza di Messina con le donne protagoniste della scena.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>La crudelt\u00e0 e la violenza dei francesi sono una costante lungo l\u2019arco narrativo del fumetto, ed arrivano a minare non soltanto la libert\u00e0 ma quelli che sono i capisaldi e i valori fondanti della societ\u00e0 siciliana: la famiglia, la fede, il matrimonio, l\u2019onore. Non \u00e8 un caso che, secondo la tradizione, proprio l\u2019atto oltraggioso di un francese (Drouet o Droetto) nei confronti di una giovane nobildonna siciliana, per giunta compiuto nei pressi della Chiesa del Santo  Spirito durante le celebrazioni pasquali, stia alla base dello scoppio della rivolta dei Vespri, lo stesso onore che secondo la tradizione viene difeso e rivendicato dalle nostre due eroine peloritane.<\/p>\n\n\n\n<p>Del resto la Sicilia stessa \u00e8 <em>fimmina<\/em>,come si evince dalla narrazione e dal soggetto dell\u2019opera, e come sottolineato nell\u2019interessante prefazione all\u2019opera, scritta da Nadia Terranova. La personificazione della Sicilia \u00e8 il <em>gorgoneion<\/em>, la testa della gorgone, dalla quale si dipartono capelli serpentiformi (sostituiti in et\u00e0 romana-repubblicana con spighe di grano, a sottolineare l\u2019importante produzione agricola dell\u2019isola, una variante in uso ancora oggi nella bandiera della Sicilia) e il triscele (emblematicamente sta ad indicare le tre punte della Sicilia, Capo Passero, Capo Peloro, Capo Lilibeo), elementi costituenti la Trinacria, simbolo atavico della Sicilia, di una terra prospera, fertile e ricca di risorse, dotata di una cultura millenaria, ma anche insidiosa per chi non ne conosce intimamente i segreti, i suoi luoghi e non rispetta gli usi, le consuetudini, i diritti della sua gente.<\/p>\n\n\n\n<p>Curiosa la versione stilizzata della Trinacria che viene riproposta nella copertina e all\u2019interno dell\u2019opera di Bonaccorso, nella sua variante con <em>gorgoneion<\/em> alata e spighe di grano attorno, simbolo che sopravvive nell\u2019attuale bandiera della Regione SIciliana, mentre nella bandiera del Vespro verr\u00e0 utilizzata la versione della trinacria con testa di gorgone attorniata dai serpenti, un richiamo al simbolo originario della Sicilia greca. Dunque, una Sicilia dotata di un fascino mortale e fatale, ardua da dominare e, ancor pi\u00f9, come testimonia la storia, da governare.<\/p>\n\n\n\n<p>Dina e Clarenza divengono cos\u00ec specchio dell\u2019onore e della legittimit\u00e0 della Sicilia intera, delle sue istituzioni d\u2019origine normanna e dei suoi valori traditi dall\u2019operato del belligerante e ambizioso re Carlo, emblema di una riscossa che, se da un lato \u00e8 l\u2019esito di una complessa strategia politica che vede schierati contro gli angioini il sovrano Pietro III d\u2019Aragona, l\u2019Imperatore di Costantinopoli Michele Paleologo, i notabili e i signori siciliani di fedelt\u00e0 sveva (come Giovanni da Procida) o di nuova fedelt\u00e0 siciliana &#8211; aragonese (\u00e8 il caso del \u201ccapitano del popolo\u201d Alaimo da Lentini), dall\u2019altro \u00e8 anche frutto ed espressione di una volont\u00e0 popolare, che abbraccia tutti gli strati della popolazione, dai ceti medi ai contadini, dai mercanti agli esponenti dei bracci feudali e demaniali, dal clero siciliano alle forze militari.<\/p>\n\n\n\n<p>Le due eroine, che difendono ancora oggi Messina dall\u2019alto del campanile del Duomo e ricordano ai cittadini il loro sacrificio al suono delle campane, sono dunque espressione di questa forza motrice popolare che caratterizza la resistenza, la difesa di Messina durante l\u2019assedio angioino del 1282, metafora di una partecipazione corale, sentita emotivamente, spiritualmente e con forte senso identitario, che vede scendere sul campo, a dispetto dell\u2019inferiorit\u00e0 numerica, mercanti, nobili, popolani, soldati, contadini, artigiani, sacerdoti, uomini e, naturalmente, donne, in prima fila a dare il loro contributo accanto agli uomini per la salvezza della citt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Un episodio, dunque, che Bonaccorso mette in risalto, dove la donna \u00e8 attiva protagonista e artefice dei mutamenti della \u201cmarea\u201d, non soggetto impassibile o vittima degli eventi, come spesso sembra emergere da una diffusa narrazione storica.<\/p>\n\n\n\n<p>Un mito al femminile che rivive nelle pagine del giovane fumettista messinese, insieme ad altri richiami storici importanti e che \u00e8 doveroso citare: i motti e i detti popolari, divenuti proverbiali, come il grido \u201cmora mora\u201d pronunciato da siciliani nella loro conseguente e violenta \u201ccaccia ai francesi\u201d, o \u201cANTUDO\u201d, termine simbolo della sollevazione popolare che poi verr\u00e0 riproposto nel vessillo del Vespro (nato in occasione della rivolta e destinato ad evolvere nella bandiera del Regno indipendente di Sicilia), esclamato dai siciliani durante la rivolta, acronimo (come ha specificato nei suoi studi lo storico Santi Correnti) della frase Animus Tuus Dominus, ovvero, letteralmente, \u201cil coraggio sia il tuo Signore\u201d (non i francesi); il ruolo fondamentale svolto da Alaimo da Lentini nella difesa di Messina e nell\u2019appoggio successivo dato a Re Pietro e alla moglie Costanza di Svevia; si intravede la forte fede dei Messinesi in Dio e nel suo operato in difesa della citt\u00e0 avvilita e mal governata dagli angioini &#8211; gli storici romantici insisteranno sull\u2019aspetto del Vespro quale rivolta legittima, in quanto cristiana e voluta dalla divina provvidenza, in risposta a Carlo d\u2019Angi\u00f2, che con la sua azione e il sostegno dell\u2019operato corrotto del Papa, era andato contro l\u2019<em>ordo naturalis<\/em> del Regnum Siciliae.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"680\" height=\"945\" src=\"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/b.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-105632\" srcset=\"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/b.png 680w, https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/b-216x300.png 216w\" sizes=\"(max-width: 680px) 100vw, 680px\" \/><figcaption>La rivolta del Vespro a Palermo (30 marzo 1282). La rivolta dei siciliani si traduce in un eccidio degli angioini occupanti, non vengono risparmiate neanche le donne che portano in grembo le future generazioni francesi. Sopra: nella vignetta compare, sullo sfondo, la Chiesa di San Cataldo (Palermo), nella piacevole rappresentazione di Bonaccorso.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Non secondaria la diversa posizione politica che le citt\u00e0 siciliane assumono prima e nel corso della rivolta: emerge da un breve dialogo (d\u2019invenzione) del fumetto, fra un pescatore e il padre di Dina e Leuccio, nel quale il primo fa presente al secondo come una rivolta che unisca tutte le principali realt\u00e0 cittadine dell\u2019isola sia praticamente impossibile perch\u00e9 &#8211; sottolinea il sottoscritto, ieri come oggi &#8211; \u201csiamo impegnati a farci la guerra tra di noi\u201d. All\u2019indomani della rivolta del 30 Marzo 1282, le citt\u00e0 siciliane si riunirono, infatti, nella <em>Communitas Siciliae<\/em>, in funzione antiangioina, ponendosi sotto la sovranit\u00e0 della Chiesa di Roma. L\u2019interessante esperimento politico (seppur destinato ad esaurirsi ben presto) riuniva le <em>universitates demaniali <\/em>siciliane in una sorta di repubblica federale con a capo Palermo, alla quale, tuttavia, Messina dar\u00e0 il suo sostegno solo in un secondo momento: la <em>clavis et custodia Siciliae<\/em> \u00e8, ai primi di Aprile del 1282, ancora fedele a Carlo d\u2019Angi\u00f2, nei fatti resta la seconda citt\u00e0 per importanza nell\u2019isola e contende il primato politico, economico, morale a Palermo &#8211; non a caso Carlo, ben consapevole della sua importanza strategica, militare, mercantile e navale, la preferisce alla ex capitale normanna come sede del Vicario reale Eriberto d\u2019Orleans, favorisce i commerci della citt\u00e0 (pur non ristabilendo i tradizionali privilegi) e ne fa sede dell\u2019ammiragliato, al fine di alimentare le tensioni contro Palermo e la vecchia amministrazione sveva, della quale la popolazione messinese non serbava un piacevole ricordo.<\/p>\n\n\n\n<p>I primi moti popolari scoppiano a Messina il 15 aprile, portano alla fuga del Vicario presso il castello di Matagrifone (in seguito verr\u00e0 trucidato insieme alla guarnigione e tutta la famiglia) e alla sollevazione dell\u2019intera citt\u00e0 con la croce messinese innalzata a vessillo sulle mura e sulle torri cittadine, il 28 aprile 1282 (il castello verr\u00e0 conquistato qualche giorno dopo), e all\u2019adesione alla Communitas il 30 aprile. L\u2019adesione di Messina port\u00f2 alla formazione di due blocchi contraddistinti, seppur alleati, all\u2019interno della Lega siciliana: una <em>pars orientis<\/em>, con a capo la Citt\u00e0 dello Stretto sotto l\u2019amministrazione di Alaimo da Lentini, di aspirazioni particolaristiche e comunali, e una pars occidentis, con a capo Palermo (la bandiera del Vespro porta i colori delle prime citt\u00e0 che si ribellano contro gli Angi\u00f2, il rosso di Panormus e il giallo di Corleone), dove prevalgono le tesi legittimiste e regalistiche a sostegno dell\u2019erede sveva, Costanza, figlia di Manfredi di Svevia, e Pietro d\u2019Aragona &#8211; tesi che saranno destinate a prevalere (tranne la filofrancese Sperlinga, che <em>sula nigau <\/em>il supporto al Vespro) in seguito al rifiuto del Papa di sostenere la Communitas e di continuare ad appoggiare re Carlo.<\/p>\n\n\n\n<p>Bonaccorso riesce, senza entrare nei dettagli e mescolando sapientemente invenzione letteraria ad eventi, fatti, soggetti storici del Medioevo siciliano (in questo, il suo, \u00e8 un originale esempio di medievalismo a fumetti), a rendere pienamente giustizia al fumetto quale opera \u201cadulta\u201d, non soltanto lettura di svago o dedicata a una particolare frangia di lettori, ma valido strumento di divulgazione storica, spazio di riflessione sociale e politica, sul passato e sul presente, mezzo di accrescimento culturale e personale: da un lato <em>Vento di libert\u00e0<\/em> ha infatti la capacit\u00e0 di mostrare un affascinante ritratto storico, ahinoi spesso trascurato o poco conosciuto, di Messina, nel suo essere una citt\u00e0 attiva, protagonista della scena economica e politica mediterranea del XIII secolo (ma manterr\u00e0 un ruolo significativo, in tal senso, sino al Tardo Medioevo e alla prima et\u00e0 moderna), ed inoltre una citt\u00e0 \u201crivoluzionaria\u201d, poco incline ai governi dispotici e personalistici (si ricordino qui, oltre alla rivolta del Vespro del 1282, la rivolta antispagnola del 1674-1678 e l\u2019eroica rivolta antiborbonica messinese del 1848, cui seguir\u00e0 un secondo e pi\u00f9 drammatico assedio, quello del \u201cRe Bomba\u201d Ferdinando I di Borbone, non a caso associato all\u2019odiato predecessore Carlo d\u2019Angi\u00f2).<\/p>\n\n\n\n<p>Dall\u2019altro, l\u2019opera offre anche spunto per un\u2019importante riflessione sul presente: il racconto della Messina di ieri, nel suo essere rivoluzionaria e attiva nel contesto dei Vespri siciliani, sferzata dal tipico e caldo Scirocco, \u00e8 anche un ritratto indiretto della Messina contemporanea, una citt\u00e0 che resiste, con le sue bellezze storiche, architettoniche, naturali e paesaggistiche, tradizioni popolari ed eccellenze museali, gli splendidi lidi e l\u2019unicit\u00e0 dell\u2019area dello Stretto, nonostante le cattive amministrazioni, nonostante i cataclismi naturali (si ricordi il catastrofico terremoto di Messina del 28 dicembre 1908), o la scarsa valorizzazione dei beni culturali proveniente dagli organi competenti ma anche, spesso, da un disfattismo pubblico generale.<\/p>\n\n\n\n<p>Una citt\u00e0 che resiste, nonostante tutto, grazie a studiosi, artisti, scrittori, che hanno scelto di non abbandonare la propria terra &#8211; o che aspirano a tornarvi per contribuire al suo risanamento &#8211; e che, nell\u2019ultimo decennio, riesce addirittura ad affacciarsi sulla scena del fumetto internazionale, grazie a personalit\u00e0 come lo stesso Lelio Bonaccorso, insieme ad altri noti nomi quali Michela De Domenico, Fabio Franchi, Umberto Giamp\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco che <em>Vento di Libert\u00e0 <\/em>diventa un invito a non arrendersi, un racconto delle aspirazioni e della voglia di riscatto di Messina attraverso la narrazione del mito di Dina e Clarenza, il racconto di quella <em>Clavis Siciliae<\/em>, impegnata a difendersi nel XIII secolo contro nemici esterni, l\u2019esercito italo-francese di Carlo d\u2019Angi\u00f2, oggi, semmai, assediata dall\u2019interno, dalla mancanza di senso di appartenenza civico, dall\u2019abbandono in cui versano diverse e splendide aree pubbliche, dalla scarsa valorizzazione di cui son vittime sia i beni artistici, archeologici, culturali che la stessa storia della citt\u00e0, minimizzata da diatribe politiche che escludono il dialogo produttivo, alimentando divisioni e linguaggi violenti, tutt\u2019altro che un preludio alla risoluzione di problemi emergenti, ferita dall&#8217;emorragia di giovani e brillanti menti, in cerca di lavoro o di migliori opportunit\u00e0 di vita in Italia o all\u2019estero, lontano dalla propria terra natia.<\/p>\n\n\n\n<p>Riecheggia, leggendo l\u2019opera, il monito, in forma di breve componimento, di un Anonimo della Scuola Siciliana (XIII &#8211; XIV sec.), citato dallo storico del Vespro Michele Amari, dedicato all\u2019eroica difesa della citt\u00e0 peloritana messa in atto dalle coraggiose donne messinesi nell\u2019agosto del 1282:<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abDeh, com&#8217;egli \u00e8 gran pietate<br>delle donne di Messina,<br>veggendole scapigliate<br>portando pietre e calcina!<br>Dio gli dea briga e travaglio<br>chi Messina vuol guastare.\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Un monito ma anche la testimonianza di una storia gloriosa, eroica e singolare della citt\u00e0, che tutti noi, lettori e, soprattutto, cittadini di Messina, dovremmo fare bene a non dimenticare.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Nicol\u00f2 Maggio<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un mito d\u2019origine medievale, quello di Dina e Clarenza, le eroine del Vespro, parte integrante dell\u2019immaginario collettivo e della tradizione popolare peloritana e siciliana, cui Lelio Bonaccorso (classe 1982), noto fumettista messinese dal curriculum internazionale, riesce a dare voce splendidamente, con il suo Vento di Libert\u00e0 (edizioni Tunu\u00e8, 2022), fondendo alla narrazione di un preciso [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":8,"featured_media":105633,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ub_ctt_via":"","_mi_skip_tracking":false},"categories":[16],"tags":[4392,4393,4391,4394,4390],"featured_image_src":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-content\/uploads\/2022\/04\/c.png","author_info":{"display_name":"red..me","author_link":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/author\/redstage\/"},"digistream_id":0,"digistream":false,"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/105630"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/users\/8"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=105630"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/105630\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":105634,"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/105630\/revisions\/105634"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/media\/105633"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=105630"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=105630"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.messinaoggi.it\/website\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=105630"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}