Il rimpianto della prima Repubblica. Di Pericle

Da circa un anno siamo succubi del governo gialloverde: Lega e M5Stelle hanno dato inizio alla terza Repubblica nel giugno del 2018. Nemmeno gli anni più bui della storia repubblicana hanno mostrato più incompetenza e alterigia. Il Belpaese non gode credito in ambito internazionale e gli attori politici che lo rappresentano sono comparse d’avanspettacolo che vogliono interpretare le opere di Shakespeare senza mai avere letto le opere del drammaturgo. Il risultato è offerto dalle parodie di Crozza. Privi di senso dello Stato e dei concetti basilari della democrazia, confondono élite con casta e il rango con il privilegio. Interpretano le viscere e ignorano il cervello. Gli elettori increduli sono basiti e sconcertati e ancora una volta si sentono presi in giro e turlupinati. Le consultazioni di Abruzzo e Sardegna testimoniano il disincanto. Nonostante ciò vi è da parte dei grillini la convinzione di potere ancora ingannare con menzogne e fake news i cittadini elettori. Non interessa a chi scrive di De Vito, della Sarti, dei rimborsi telefonici della Taverna o delle esternazioni paranoiche di Toninelli, nemmeno della sicumera insopportabile di Di Maio o della protervia irridente di Salvini, interessa invece valutare la capacità governativa di questi personaggi in cerca d’autore. È buio pesto e menzogna. Incapaci di governare e di concepire proposte politiche reali in un mondo globalizzato, dopo avere esaurito i vaffa-day,  i 5Stelle brancolano nel buio sdoganando slogan da centri sociali. Imperiti, arroganti e gonfi di alterigia non hanno più nulla da dire. In realtà non hanno mai avuto una visione o un progetto, pur essendo stati furbi a cavalcare l’onda dell’antipolitica e di un giustizialismo giacobino che sta distruggendo i presupposti basilari di uno Stato di diritto.

L’alleato di governo (la Lega) ha avuto buon gioco con simili personagetti e sfruttando paura e intolleranza ha accresciuto il proprio consenso. Non si può sottacere, tuttavia, che la Lega ha tradito del tutto le promesse fatte in campagna elettorale: riduzione delle tasse (sono aumentate), miglioramento dell’economia (siamo in recessione), realizzazione del Tav (non pervenuta) etc. Al contrario ha permesso un obbrobrio sociale ed economico come il reddito di cittadinanza e apportato una modifica pensionistica non strutturale che penalizza i fruitori di quota cento e mette a rischio la tenuta previdenziale. Un insieme di bugie nascoste dietro la lotta alla immigrazione e alla povertà che porterà il deficit all’1,8% nel 2020.

Nel 2020, infatti, il dato di 1,8% di deficit incorpora un aumento di IVA di 23 miliardi che, se sterilizzato, implicherà un deficit effettivo di partenza pari al 3,1%. Un disastro, una catastrofe preannunciata non dai soliti gufi ma dal “quadro programmatico di economia e finanza” formulato dallo stesso Governo gialloverde.

Abbiamo assistito in quest’anno ad una serie di proclami populisti privi di sostanza e forieri di recessione. Non vi è indice economico positivo e non esiste percezione di un miglioramento sociale, al contrario il divario fra ricchi e poveri è aumentato, il welfare è in pericolo, il futuro fosco. Sarebbe opportuno porre fine a questa sciagurata esperienza che in molti evoca addirittura il rimpianto della prima Repubblica.

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