Pronto soccorso del Policlinico nel caos, l’odissea di una paziente che decide di tornarsene a casa

Caos nei corridoi, lunghe ore d’attesa, pazienti esasperati e, ancor peggio, costretti a tornarsene a casa per sfinimento. E’ successo ieri pomeriggio al Policlinico, sempre più preso d’assalto con il picco di influenza che fa registrare un aumento esponenziale di persone, soprattutto anziani, che si recano nei Pronto soccorso. Un incremento che sta mandando in tilt numerose strutture ospedaliere siciliane, alle prese con carenze organizzative e di personale.

Non si contano i disagi e soprattutto le lamentele, in molti si rivolgono alla nostra redazione per denunciare un’organizzazione sanitaria in affanno. “Mia moglie è stata per ore in attesa al Pronto soccorso del Policlinico di Messina per un’aritmia cardiaca – denuncia un nostro lettore – alla fine abbiamo deciso di tornare a casa, visto che i tempi di attesa si allungavano sempre piĂą. Molti pazienti erano ammassati nella sala d’attesa solo perchĂ© erano codice Verde; la stessa situazione è toccata a mia moglie sebbene avesse un evidente stato di agitazione al cuore accompagnato da pressione alta, lei che tendenzialmente ha pressione bassa.

Trasportata al Policlinico con un’ambulanza del 118, mia moglie ha ricevuto un controllo veloce (pressione 170), poi è stata abbandonata a se stessa. Nessuno si è avvicinato per farle effettuare un tracciato, niente. Un’attesa che si è protratta per oltre 4 ore senza un minimo di assistenza. E’ vergognoso, il Policlinico non ha un’organizzazione adeguata per aiutare chi sta male. Ed allora abbiamo deciso di tornare a casa, considerato che l’arrivo di due codici Rossi non faceva altro che prolungare i tempi di attesa, giĂ  insostenibili per chi ha bisogno urgente di assistenza”. Una situazione denunciata da numerose sigle sindacali che puntano il dito contro la Regione e non solo.

“I pronto soccorso siciliani sono al collasso – spiega Calogero Coniglio della Fsi-Usae. In molti ospedali, soprattutto quelli delle cittĂ  metropolitane di Palermo, Catania e Messina, non si riesce a dare una risposta in tempi accettabili ai pazienti, servono piĂą infermieri e medici, le lunghe ore di attesa montano la rabbia tra pazienti e cittadini esasperati, e tra operatori sanitari per i ritmi di lavoro estenuanti.

I pazienti aspettano anche 10-11 ore per essere visitati e quelli in attesa di un posto letto nei reparti restano in barella, o su una sedia, in corridoio anche tre giorni senza rispetto della privacy. Nelle aree limitrofe ai pronti soccorsi stazionano vagabondi, ubriachi, che spesso si azzuffano, diventa pericoloso lavorare per il personale, che rischia aggressioni e denunce dai cittadini”.

Tonino Demana

 

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