• Universita'
    • Unime celebra il decennale di "Open access"
    • Dieci anni fa la dichiarazione di Messina. La Conferenza nazionale sulla via italiana all’accesso aperto ai prodotti della ricerca
      • Il rettore dell'Università di Messina, Pietro Navarra (Isolino)
      • Rosamaria Alibrandi
      • 01/11/2014 | 10:53
    • MESSINA | Il 4 novembre 2014 ricorre il decimo anniversario  della Dichiarazione di Messina a sostegno dell’accesso aperto alla letteratura scientifica, e l’Ateneo messinese celebra l’evento con una Conferenza nazionale. L’evento, patrocinato dalla CRUI, propone una riflessione all’interno della comunità Open Access italiana, impegnata ormai da anni nella promozione di una così grande opportunità per la valorizzazione della ricerca.

      Il 3 novembre i lavori saranno dedicati al confronto fra tecnici sulle piattaforme per la diffusione dei risultati della ricerca in Europa e in Italia, con particolare attenzione all’interoperabilità a livello europeo e globale. La Pre-Conference, moderata da Paola Galimberti, dopo i saluti introduttivi del Prorettore alla didattica Pietro Perconti, di Luigia Puccio, G.d.L. Open Access, e di Benedetta Alosi, responsabile del Polo Scientifico-Tecnologico del Sistema Bibliotecario di Ateneo dell’Università di Messina, sarà articolata in tre sessioni, dedicate ai temi delle politiche istituzionali, della integrazione tra i CRIS (Current Research Information Systems) e gli Archivi Aperti e dell’accesso ai dati della ricerca. La sessione pomeridiana, moderata da Tommaso Giordano, amplierà il dibattito estendendolo al mondo editoriale e sarà dedicata agli interventi degli editori per un aggiornamento sui servizi disponibili per gli autori.

      Nella giornata successiva, dedicata alla celebrazione del decennale, si affronteranno temi legati allo sviluppo delle strategie Open Access. Ospiti italiani e stranieri di rilievo (tra questi ultimi vi saranno Celina Ramjoué della Commissione Europea, che illustrerà il progetto europeo Horizon 2020 e il Rettore dell’Università di Liegi, Bernard Rentier, che parlerà delle ricadute positive della policy Open Access adottata nel suo Ateneo) si avvicenderanno intervenendo sulle sfide attuali poste dall’adozione dell’Accesso Aperto, e sulle politiche degli Atenei e degli Enti di Ricerca per favorire il deposito dei prodotti della ricerca scientifica negli Archivi Aperti istituzionali, anche con riferimento al tema dell’introduzione della obbligatorietà di tale deposito. Una sessione sarà dedicata ai modelli economici per la Gold Road (la cosiddetta “via d’oro” si riferisce alle pubblicazioni nelle quali gli articoli sono immediatamente accessibili, le “riviste ad accesso aperto”) adottati editori affermati nelle aree delle discipline scientifiche, umanistiche e delle scienze sociali.
      Al tema delle policy istituzionali, con un approccio più prettamente politico, sarà dedicata la Tavola Rotonda dei Rettori e dei Delegati delle Università italiane e dei referenti degli Enti di Ricerca che hanno adottato politiche istituzionali Open Access.
Nel corso della giornata, alla presenza del Rettore, prof. Pietro Navarra, vi sarà quindi la presentazione, per poi procedere alla firma, della Messina Road Map, 2014-2018, che fisserà le linee di intervento per potenziare la pratica dell’accesso aperto.
      La comunità scientifica è dunque chiamata a riflettere sul un dato di fatto: sono da tempo invalse nuove forme di distribuzione e di fruizione dei prodotti della ricerca rispetto alle quali occorre adeguarsi se si vuole ampliare l’utenza. La locuzione Open Access, dagli anni Novanta, connota un movimento importante per tutti gli studiosi, nato per contrastare il monopolio degli editori scientifici di periodici e gli alti costi di abbonamento alle riviste. Si incrementavano così le “university press”  e si creavano gli Open Archives, depositi online di documentazione scientifica ad accesso libero e gratuito, sia a livello di immissione che di lettura (si veda sul tema il libro di Antonella De Robbio, che sarà presente ai lavori della Conferenza di Messina, Archivi aperti e comunicazione scientifica, Napoli 2007).

      Su questo tema, abbiamo chiesto a Benedetta Alosi, che fa parte del Gruppo Open Access della CRUI, di spiegare in modo semplice ai non “addetti ai lavori” cosa sia, in effetti,  l’accesso aperto alla letteratura scientifica.

      «Si tratta di un insieme di strategie, pensate e poste in essere, all’interno del contesto accademico, per garantire la più ampia diffusione possibile dei risultati della ricerca prodotta nelle Università e negli Enti di ricerca: è un modello di comunicazione e di diffusione dei risultati della ricerca scientifica, parallelo e alternativo al modello “chiuso” e a pagamento dell’editoria scientifica commerciale. Un modello, che risponde alle esigenze di condivisione e diffusione della conoscenza, che si fonda sull’assunto che i risultati della ricerca debbano essere accessibili a tutti coloro che finanziano la ricerca e la producono, e quindi agli Atenei, agli Enti di ricerca, alle Agenzie finanziatrici (ad esempio, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in Italia, o la Commissione Europea), agli studiosi, agli studenti, ai taxpayers, ai cittadini.  Sì, proprio i cittadini, che contribuiscono a finanziare la ricerca. L’accesso aperto riguarda, naturalmente, solo ed esclusivamente l’ambito della letteratura scientifica, finanziata con fondi pubblici e prodotta nelle Università e negli Enti di ricerca, ovvero, l’ambito della letteratura, conosciuta come “Royalty free literature”, nella quale gli autori scientifici cedono agli editori, per la pubblicazione sulle riviste commerciali, i contenuti delle loro ricerche e i diritti esclusivi sugli stessi, a titolo gratuito, mossi unicamente dalla prospettiva di un ritorno in termini di reputazione e di avanzamento professionale. In un’accezione più letterale, accesso aperto coincide con la definizione di “accesso gratuito”, identificando tale gratuità con la rimozione delle barriere economiche rappresentate dagli alti costi delle riviste scientifiche, e di “accesso libero”, termine che rimanda alla rimozione o alla limitazione delle barriere legali connesse con la cessione dei diritti d’autore. Tuttavia, sia chiaro che “libero” non significa assolutamente “di pubblico dominio”. La libera disponibilità in rete agli articoli a testo pieno, da poter leggere, scaricare, utilizzare, stampare, indicizzare, ri-usare, distribuire, incontra un unico, imprescindibile, limite nel diritto dell’autore di essere riconosciuto e citato correttamente».
      Ma quali sono in atto le strategie per garantire pubblicazioni ad accesso aperto?
      «Le “strade” principali sono  la “Via Verde” e la “Via Aurea”. La “Via verde” è l’auto-archiviazione dei prodotti scientifici negli Archivi Aperti, che sono collezioni digitali nelle quali vengono depositati i testi pieni degli articoli scientifici, corredati di abstract e dati descrittivi, che saranno resi disponibili ad accesso aperto in accordo con le politiche di copyright degli editori. La “Via Aurea” consiste nella pubblicazione di riviste ad accesso aperto che garantiscono il controllo di qualità (peer-review) e non richiedono la cessione dei diritti agli autori».
      Mentre appare chiaro quali siano i vantaggi per gli utenti dell’Open Access, ci può dire quali sono i vantaggi per gli autori, e se la protezione del copyright è un problema?

      «Il copyright è il problema! La cessione esclusiva dei diritti sui contenuti scientifici prodotti, da parte degli autori agli editori, comporta la perdita di ogni diritto economico dell’autore sui propri lavori e quindi l’impossibilità di poterli riutilizzare nel futuro, come ad esempio per scopi didattici, o per renderli disponibili sul proprio sito web, di distribuirli, di depositarli negli Archivi Aperti, se non autorizzati dall’editore, pena la violazione del copyright!  In realtà, con la cessione dei diritti, il diritto d’autore diventa piuttosto un diritto dell’editore, e, non una protezione per gli autori.  Gli autori possono invece negoziare le clausole con gli editori, proporre licenze alternative, usare le licenze Creative Commons, che consentono agli autori di proteggere le loro opere, senza negarne l’uso. Andando, brevemente, ai vantaggi, in parte le ho già risposto. I vantaggi per gli autori coincidono con la visibilità immediata e più estesa all’interno della comunità di ricerca globale dei propri lavori; si pensi, ad esempio, agli articoli pubblicati su riviste italiane tradizionali che in genere raggiungono la cerchia ristretta della comunità disciplinare dell’autore. Gli stessi articoli, depositati in un Archivio aperto a testo pieno, anche se non resi disponibili ad accesso aperto, ma con abstract in lingua inglese e dati descrittivi disponibili, grazie alla interoperabilità degli Archivi, possono essere rintracciati, con una semplice ricerca e attraverso un qualsiasi motore di ricerca, da un pubblico enormemente vasto di studiosi della comunità internazionale e delle discipline affini. Le ricadute sono immaginabili: possibilità di ottenere un maggior numero di citazioni, di intraprendere collaborazioni internazionali, di ottenere finanziamenti, con effetti sulla valutazione e sulla crescita di reputazione».

      Ci racconta come mai proprio Messina, che nel nostro immaginario appare sempre ai margini di episodi culturalmente rilevanti, è la sede di questa iniziativa?
      «Tutto è iniziato, per quanto ci riguarda, con il Workshop della Dichiarazione di Messina del 2004.  Nel periodo di poco precedente, si erano tenuti una serie di convegni sul tema, e tutti al Nord. All’interno del Gruppo di lavoro della CRUI, nel quale, insieme a Nunzio Femminò del Sistema Bibliotecario, rappresentavamo l’Ateneo, era stata espressa l’intenzione di organizzare un grande evento italiano con l’obiettivo di dare uno slancio forte alla promozione dell’Accesso aperto e di porre le basi per il coinvolgimento diretto dei vertici istituzionali delle Università. Cogliemmo al volo l’opportunità e formulammo, seduta stante, la proposta di ospitarlo a Messina, convinti che il nostro Ateneo avrebbe condiviso il desiderio, come scrive lei, di non restare ai margini dei cambiamenti culturali che si preannunciavano.  Nel gruppo, sostenemmo la nostra candidatura con l’esigenza di coinvolgere le Università del Centro-sud.

      Il Presidente della Commissione Biblioteche della CRUI di allora, il Rettore Vincenzo Milanesi e il coordinatore del Gruppo CRUI, Professore Alberto Sdralevich, accettarono e ci sostennero presso la CRUI. Come nel 2004, l’evento del 3 e 4 novembre ha avuto il patrocinio della CRUI e, come allora, potrà contare sulla partecipazione di suoi rappresentanti istituzionali.
      La Conferenza di novembre celebrerà i dieci anni della Dichiarazione di Messina scaturita dal Workshop del 2004, che è stato riconosciuto come un successo, non solo per l’alta partecipazione di docenti e colleghi degli Atenei italiani, ma soprattutto per l’adesione della quasi totalità delle Università alla Dichiarazione. Un successo che ci auguriamo si ripeta anche in questa occasione».